Storie dalla Città visibile

“Di qui non uscirò, questa casa non la mollerò”

La mattina di lunedì 20 aprile, 40 persone tra attivisti/e del Movimento Casa Cinisello, famiglie e solidali hanno impedito lo sfratto di Patrizia e dei suoi tre figli. Abbiamo resistito insieme all’arrivo di agenti in tenuta antisommossa, inducendo l’ufficiale giudiziario a formalizzare il rinvio di due settimane dello sfratto. Il presidio è stato anche un’opportunità per sensibilizzare la popolazione locale e non neghiamo che l’avere ricevuto così tanto sostegno abbia sorpreso anche noi, dimostrando come il problema sia sempre più vissuto in città.

Da sottolineare come nessun esponente della giunta comunale sia intervenuto nella vicenda palesando, per l’ennesima volta, l’abbandono totale di ogni tipo di attenzione sociale verso situazioni di emergenza, che si preferiscono delegare comodamente all’intervento delle forze dell’ordine.

Il caso di Patrizia è emblematico dell’inconsistenza delle proposte in campo a Cinisello Balsamo relativamente al tema dell’abitare. Dopo un percorso di un anno (con 14 incontri svolti) non si è concretizzata una singola soluzione se non quella di vivere in strada, attendendo con speranza di essere tra i 4 nuclei fortunati (su 900) a conquistare un posto nel prossimo bando di assegnazione di alloggi di settembre.

Gli sfratti e gli sgomberi in città sono tantissimi e aumentano ogni settimana. Così capita che l’ufficiale giudiziario accorra per uno sfratto – è il caso di Patrizia – dopo averne appena portato a termine un altro, verso una famiglia con 4 figli (di cui il maggiore ha 6 anni). Una famiglia come ce ne sono tante e con cui non eravamo purtroppo in contatto. Di qui l’esigenza di organizzarsi insieme.

Oggi, considerando le proporzioni drammatiche che sta raggiungendo l’emergenza abitativa a Cinisello sono necessarie decisioni coraggiose da parte dell’amministrazione, su tutte l’individuazione di una struttura d’emergenza e l’acquisizione delle case di multiproprietari lasciate sfitte da oltre 2 anni. Quelle case che, avendo perso ogni tipo di utilità sociale, rappresentano un insulto inaccettabile per le famiglie in difficoltà e ad esse potrebbero essere destinate.

La semplice e colpevole amministrazione burocratica e pseudo-condominiale del governo cittadino non è più sufficiente. C’è bisogno di alloggi, adesso e non tra mesi. Non c’è più tempo.

Perché casa e dignità sono diritti fondamentali, prendiamoceli!

 

 

 

 

 

 

 

 

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